Davide Bonetti: accettare nuove sfide per costruire uno stile personale

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Davide BonettiDavide Bonetti è un fisarmonicista onnivoro, curioso, estremamente eclettico, aperto alle varie contaminazioni stilistiche. Compositore prolifico e profondo, attraverso questa amena chiacchierata racconta storie di vita e le sue esperienze professionali più significative.
 
Hai ereditato la passione per la fisarmonica addirittura dal tuo bisnonno. Questa tradizione familiare quanto ha inciso sul tuo percorso fisarmonicistico?
 
La passione per la fisarmonica è passata trasversalmente dal mio bisnonno a mio zio e, tramite lui, a me. Mio bisnonno era una sorta di leggenda in famiglia. Pur provenendo da una famiglia di contadini, oltre a suonare la fisarmonica, conosceva la Divina Commedia a memoria.
 
Quando hai intrapreso lo studio della fisarmonica?
 
Ho iniziato a studiare musica a otto anni, direttamente con la fisarmonica. Questo è uno studio che mi accompagna tuttora.
 
Spazi con disinvoltura dalla musica popolare alla classica, dalla musica etnica al jazz. Da dove nasce questa brillante poliedricità?
 
Fondamentalmente dal fatto di essere molto curioso verso il mondo che ci circonda. Anche dal punto di vista sonoro mi piace spaziare, ascoltare molto, confrontarmi con vari generi e stili musicali. Mi piace approfondire, ma anche accettare nuove sfide, che mi hanno permesso di costruire il mio stile personale.
 
Quando è sbocciato l’amore per la fisarmonica jazz?
 
Da ragazzo frequentavo un locale dove si esibivano ottimi musicisti jazz. All’epoca, alla fine del concerto, era normale che iniziasse una jam session insieme ai jazzisti che avevano appena suonato. Io portavo sempre il mio strumento. Posso dire che la mia prima “palestra” è stata questa.
 
Ti sei dedicato anche allo studio dell’organetto. Come è scaturita la passione per questo strumento?
 
Avendo sempre suonato musica popolare mi incuriosiva questo “parente piccolo” della fisarmonica. A un certo punto ho deciso di prenderne uno, così mi sono messo alla ricerca dei suonatori di organetto della mia zona per poterlo imparare. Pur appartenendo alla stessa famiglia, la fisarmonica e l’organetto sono due strumenti molto diversi.
 
Sei un prolifico compositore, specialmente in ambito teatrale. Quando e come hai avuto l’opportunità di interfacciarti con questa realtà?
 
Nella scuola che frequentavo da bambino si faceva teatro. Quando mi sono trasferito in città ho cercato un gruppo teatrale con il quale sperimentare. Visto e considerato che suonavo la fisarmonica e mi dilettavo a comporre è stato naturale diventare musicista di scena e usare le mie musiche per gli spettacoli. Da lì ho iniziato a collaborare con diverse compagnie, attori, registi e coreografi.
 
Sei attivo anche come docente di fisarmonica e musica d’insieme. Quali sono le difficoltà strettamente tecniche che incontrano i tuoi allievi rispetto allo strumento e allo studio della musica d’insieme?
 
Ogni allievo è differente dall’altro e ci sono molti fattori (età, predisposizione, eventuali studi precedenti,  reattività, tempo dedicato allo studio) che possono influenzare la resa dell’allievo. In linea generale, le difficoltà tecniche sono quelle legate allo strumento, poiché la fisarmonica richiede l’uso di entrambe le mani che devono suonare linee indipendenti e in cui la gestione dell’espressione è gestita con il mantice. La musica d’insieme è un passaggio fondamentale per ogni studente. Permette di confrontarsi con gli altri, di sentire come altri allievi intendono e interpretano un brano. Consente, soprattutto, di sperimentare e mettere in pratica i concetti di tempo e dinamica, di espressione, di stile e di ascolto.
 
Quanto è importante il ruolo di insegnante nella tua vita artistica?
 
Considero l’insegnamento parte integrante della mia vita artistica. Credo che anche insegnare sia un’arte e penso che ci sia bisogno di insegnare la musica e l’arte alle persone, ma soprattutto ai bambini.
 
Dal 2009 dirigi l’Orchestra dell’Accademia Musicale di Ome. Come vivi questa esperienza?
 
Si tratta di una formazione di tipo cameristico, a scopo didattico, con la quale abbiamo affrontato negli anni ogni genere di repertorio, dalla musica antica al free jazz. È una soddisfazione veder crescere musicalmente gli allievi dell’orchestra.
 
Cosa bolle in pentola nell’immediato futuro discografico e concertistico?
 
Recentemente ho iniziato a suonare uno strumento di nuova concezione: il Bercandeon, parente stretto della fisarmonica. Da poco è uscito un libretto con CD, Ad Libitum, nel quale ho composto ed eseguito alcuni brani con questo strumento. A breve uscirà un disco, intitolato Verso Est, nel quale suono in duo con la violinista Anca Vasile, dedicato alle musiche di Johannes Brahms, Bela Bartok e George Enescu.

Autore: Stefano Dentice

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